Un’opera surreale e visionaria in cui lo spazio fisico si spoglia delle sue leggi per farsi pura proiezione psicologica. Sulla tela si consuma un dramma interiore, teatrale e silenzioso: una figura enigmatica si libera con forza da una parete in frantumi, mutando la propria essenza in una struttura geometrica di cubi.
Tutto intorno racconta la vertigine del cambiamento. Ai piedi del protagonista giacciono i resti bruciati di un sapere passato ormai sterile, mentre un'eterea mano di fumo tenta invano di trattenerlo tra quelle mura. Dall'alto, una metropoli fatiscente e capovolta incombe come un labirinto escheriano, trasformando lo sguardo della figura: da colui che osserva a soggetto osservato dal suo stesso caos. Attraverso un chiaroscuro tagliente e una densità visiva claustrofobica, l'opera restituisce il prezzo esatto di una metamorfosi: il momento in cui si decide di distruggere le proprie certezze per andare incontro all'ignoto.