Spesso non cerchiamo negli specchi la nostra vera immagine, ma la conferma dei nostri desideri. Questa opera esplora l'ossessione dell'uomo contemporaneo per lo status e l'apparire: i personaggi guardano la propria proiezione — ora coronata, ora mascherata — persi nell'illusione di ciò che vorrebbero essere. Ma la corona che inseguono è fatta di sabbia. Mentre l'ego si perde nella verticalità di questi specchi ingannevoli, un'ombra scura e allungata taglia silenziosamente la piazza, ancorandoli alla terra e al tramonto del tempo: un promemoria viscerale che, insieme allo specchio in primo piano, ci ricorda che il tempo consuma, inevitabilmente, ogni maschera e ogni ambizione.

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